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O.D.G. terzo disco….

Posted by adminfiofa On maggio - 2 - 2012

Né guerra Né miseria: per gli Offlaga Disco Pax è “una lieta meraviglia”

 

Il trio emiliano è in tour per presentare il terzo disco “Gioco di Società”

di Dario Serpan

LIVORNO. “Collettivo neosensibilista contrario alla democrazia nei sentimenti”. E’ la definizione coniata per sé stessi dagli Offlaga Disco Pax, che poi ne hanno un’altra per spiegare il titolo del loro nuovo album “Gioco di Società”: “E’ un invito alla condivisione, scendere in piazza ed occupare uno spazio. Prende spunto da un gioco da tavola degli anni ’70 che si chiamava “Corteo”, che noi abbiamo riproposto per la nostra città, Reggio Emilia”. Proprio da lì è partito il nuovo tour del trio che in Toscana ha fatto tappa a Firenze, Arezzo e anche al The Cage Theatre di Livorno.

“Gioco di società” è il terzo capitolo della discografia degli Offlaga ed è salito al primo posto nella classifica indies di Musica & Dischi di aprile. Uscito il 6 marzo, ha interrotto una pausa di 4 anni dall’album precedente, “Bachelite”, che tra l’altro portò il gruppo ad esibirsi a Livorno all’Italia Wave 2009, sul main stage in apertura ai loro idoli Kraftwerk. Se poi ci metti un Premio Ciampi vinto nel 2005 per l’esordio discografico in “Socialismo tascabile” e aggiungi la stima profonda che Max Collini nutre per i Virginiana Miller, beh allora si scopre un feeling con la città dei 4 Mori. “A Livorno abbiamo sempre trovato belle situazioni – ricorda Max, la voce degli Odp – e poi è la città in cui è nato il Partito Comunista d’Italia, perciò mi sento legato a livello simbolico. Sono davvero un grande fan dei Virginiana Miller, Simone Lenzi è una bella penna e sto leggendo il suo libro”.

Un’ora e mezzo di scaletta divisa tra disco nuovo e repertorio vecchio riarrangiato è quanto attende il pubblico degli Offlaga, con quella solita alchimia di testi narrati, non cantati, su basi elettroniche imbastite come colonne sonore. “Gioco di società” mette al centro Reggio Emilia e racconta storie di ultras, infanzia proletaria o il concerto dei Police che nel 1980 infiammò la città. “Sappiamo bene da dove veniamo, meno dove vogliamo andare – sostiene Max Collini -, ma non siamo un gruppo campanilistico. Piuttosto, la nostra città è presente come sfondo, protagonista o pretesto per raccontare le nostre storie, che molto spesso partono dal passato per poi suscitare il confronto con il presente”. Con quale esito? “Quando ero adolescente e militante volevo cambiare il mondo, con le speranze e i valori di allora, mentre oggi mi accontento che il mondo non cambi me”.

 

 

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