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i 1000 look di madonna….

Posted by adminfiofa On maggio - 2 - 2012

DA MATERIAL GIRL A LADY IN ABITI PARIGINI: MADONNA E I SUOI MILLE (E UNO) LOOK

di Claudia Proietti

Settembre 2011, Lido di Venezia: Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna, si trova in Laguna per presentare il suo ultimo film da regista, W.E., ispirato alla storia d’amore tra Wallis Simpson ed Edoardo VIII. Madonna si presenta sul red carpet in un lungo abito dal gusto retrò, in cady azzurro polvere con un volo di farfalle di paillettes corallo, firmato Vionnet. Un marchio storico della moda ora in grande spolvero, dopo l’acquisto e il rilancio da parte di Matteo Marzotto, ma soprattutto il marchio fondato e reso celebre da Madame Madeleine Vionnet, la stilista preferita da Wallis Simpson: scelta azzeccatissima da un punto di vista di marketing, quindi, l’ennesima per la star italo-americana.

Nel corso della sua trentennale carriera, Madonna lega il suo nome più ai numerosi cambi di immagine e alle provocazioni di cui si rende protagonista che non alle doti vocali, nonostante (quasi) ogni suo album sia un successo planetario. Madonna, per chi segue la musica anche solo superficialmente, è la giovane novità della scena pop statunitense che, nel suo primo singolo, nel 1984, dichiara di essere Like a virgin, vestita di un audace miniabito da sposa in pizzo bianco trasparente; è la copia meno elegante di Marylin Monroe, cui si riallaccia idealmente nella cotonatura bionda quando canta Material girl; è la star irriverente vestita di crocefissi in Like a prayer, scatenando le ire del Vaticano. Mai uguale ma sempre fedele a se stessa, Madonna è biondissima vamp Fifties quando recita in Dick Tracy, sado- chic nei primi anni Novanta (quando Steven Meisel la immortala per le foto dello scandaloso libro cult Sex), geisha dai lunghi capelli corvini e carnagione lattea nel 1997 per Ray of light, cowgirl quando nel 2000, con Music e a quarant’anni passati, rispolvera inquietanti fantasie pitonate e boots texani che avevamo sperato di non indossare mai più, dopo Dallas. Le scelte di look di Madonna, fatte sempre un minuto prima che diventino di tendenza così da passare per colei che le ha lanciate, sono in realtà studiatissime strategie di marketing e tentativi di essere sempre un passo avanti rispetto al nutrito drappello di giovani e giovanissime che ne insidiano il ruolo di regina del pop e icona di stile, nonostante sia tutto tranne che bella ed elegante (e qualcuna, alla fine, ce l’ha fatta veramente a farle cedere lo scettro, ma questa è un’altra storia). Confessions on a dance floor, del 2005, è un ritorno alla disco anni Ottanta anche nell’abbigliamento, tutto scaldamuscoli e tutine aderenti, che segna il revival del decennio più fantasioso e di cattivo gusto del Novecento; ma il grande colpo Madonna lo assesta due anni dopo, con un album che punta dritto ai ventenni e collaborazioni che più glamour non si potrebbe immaginare. Hard candy, infatti, contiene una serie di duetti con Justin Timberlake, Pharrel Williams, Kanye West ed è prodotto da Timbaland: praticamente il top della scena rap e r&b americana, eccessivi e strepitosi sia musicalmente sia, soprattutto, nell’immagine griffatissima e ultra patinata. E sempre sulle nuove leve punta per l’ultimo album, MDNA, che ha lanciato in occasione della finale del Superbowl lo scorso 5 febbraio: accompagnata dalle aggressive M.I.A e Nicki Minaj, ha introdotto il singolo d’esordio, Give me all your luvin’, con una spettacolare performance durata quasi quattordici minuti.

Un personaggio così di impatto come Madonna, sulla cresta dell’onda da tre decenni e sempre in grado di far parlare di se, non poteva certo non risultare interessante per i brand di moda più o meno di lusso, che infatti se la contendono per le campagne pubblicitarie dal 1995, quando per Versace interpreta la tipica donna della Medusa, sensualmente sofisticata e dal forte appeal. Di lunghissima data è la collaborazione con Dolce&Gabbana, grandi amici personali della popstar che, per la collezione primavera-estate 2010, si trasforma per loro e per l’obiettivo di Steven Klein nella donna immagine del duo creativo: tubino in pizzo nero e carnalità mediterranea, anche mentre lava i piatti e mangia spaghetti in foto in bianco e nero di vago gusto neorealista. Pochi mesi prima, si era guadagnata le pagine pubblicitarie delle riviste con un’altra celebre campagna, quella per Louis Vuitton, in cui il solito Meisel la fotografa in pose decisamente provocanti (e lontane dall’immagine bon chic bon genre della maison) in un’atmosfera da fumoso caffè parigino anni Quaranta. Non solo marchi di lusso, comunque, per Madonna, che nel 2003 era stata testimonial insieme a Missy Elliot per Gap e nel 2006 aveva posato per la campagna del colosso svedese del fashion low cost H&M, per cui nell’anno successivo firmerà anche una capsule collection. A riprova, questo, dell’enorme importanza che la cultura popolare, di cui Madonna è fiero simbolo dagli esordi, riveste nella società e nell’immagine americana e che troppo spesso noi europei tendiamo a sottovalutare, bollandola come “bassa”.

 

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