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Sconfiggere la pirateria si può

Posted by adminfiofa On gennaio - 25 - 2011


La Corea del Sud  lo insegna, sconfiggere la pirateria si può

di Emerenzio Barbieri

Vendite in calo e la contemporanea diffusione di nuove tecnologie e applicazioni illegali che permettono di acquisire prodotti musicali gratuitamente ed istantaneamente, hanno causato nel tempo una lenta ma costante caduta del mercato discografico, che nel passato si è sempre dimostrato uno dei più ricchi e prosperi.
I circuiti “peer-to-peer” sono quelli che fanno più paura agli autori, ai discografici e agli inquirenti. Le cifre, a livello mondiale, parlano di 20 miliardi di brani musicali scaricati ogni anno e punte di 10 milioni di utenti attivi contemporaneamente.
Per fronteggiare le cause principali di questa trend negativo i principali paesi hanno cercato di adottare politiche che si sono dimostrate incerte e confuse e che soprattutto non hanno inciso nella sostanza. Oggi ci giunge invece dalla lontana Corea un messaggio chiaro, in quanto, pur essendo la seconda nazione al mondo in quanto a pirateria musicale, quel paese sembra aver trovato la via per sconfiggere i download illegali di dischi.
Secondo i dati pubblicati dall’Economist nel 2010, le vendite di dischi sono aumentate del 10 per cento nell’ultimo anno e tra la fine del 2008 e la fine del 2009 la presenza di file illegali in rete è scesa del 92 per cento. Questo successo secondo la rivista economica è stato reso possibile dall’approvazione della  legge dei “tre strike” approvata nel 2009, che impone alle aziende di intimare per tre volte la cessazione dei download illegali ai propri clienti prima di tagliar loro la connessione.
Dopo un primo tentativo bloccato dalla Corte Costituzionale francese che dichiarò il provvedimento in contrasto con i principi di libertà di comunicazione ed espressione sanciti dalla loro Carta sui diritti umani, anche la Francia  ha approvato una legge analoga contro il download illegale di file protetti da copyright, ribattezzata la “legge dei 3 schiaffi”, voluta fortemente da Sarkozy, che ha introdotto severe punizioni per chi nel web cerca di scaricare illegalmente brani musicali.
Anche l’Inghilterra si adeguata alla nuova disciplina francese ma in entrambe i paesi europei non sembra aver sortito gli stessi effetti di quelli coreani. La diminuzione della pirateria sudcoreana ha anche altre ragioni. Le vendite di dischi avevano già dato segni di miglioramento tra il 2007 e il 2008, e negli ultimi tempi ci sono state diverse sentenze contro la pirateria: nel 2007 la Corte Suprema condannò come illegale Soribada, uno dei siti di peer-to-peer più usati. Nello stesso periodo, tutti i provider furono obbligati a chiudere i siti che permettevano il download di file musicali.
Ovviamente non è che il fenomeno sia stato  totalmente sconfitto anche perché la vicinanza di siti cinesi si fa sentire molto  ma quello che   è stato determinante per rilanciare il mercato discografico è stato il combinato disposto dell’applicazione della legge e la diffusione dei siti di vendita online alla iTunes Store .
Lo stesso sito Soribada dichiarato illegale sta ora andando per la maggiore  e come lui anche altri siti a pagamento.
Negli Stati Uniti per combattere il declino del mercato discografico, anche li gravemente colpito dalla pirateria, stanno mettendo a punto una nuova serie di servizi digitali impostati sul cloud computing che offriranno agli utenti accesso a pagamento a un potenzialmente illimitato numero di canzoni, attraverso un’enorme varietà di dispositivi diversi, dagli smart phone alla televisione. Si calcola che già oltre dieci milioni di persone nel mondo si sono già abbonate a servizi a pagamento e gli esperti del settore sperano di riuscire a ridurre proprio attraverso queste nuove piattaforme la dipendenza delle case discografiche dalle vendite di brani singoli attraverso negozi come iTunes.
Da queste esperienze dovremmo fare tesoro e provare anche in Italia, magari immaginando soluzioni che agevolino la diffusione di questi nuovi servizi digitali, ad introdurre misure analoghe per rianimare un mercato in sofferenza, basti pensare che l’industria della pirateria musicale nel nostro paese vale  sessanta milioni di euro, ovvero un quarto del mercato discografico nazionale con una  ricaduta immediata sull’occupazione del settore.

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