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Archive for the ‘didattica’ Category

musica x cortometraggi contest

Posted by adminfiofa On febbraio - 13 - 2012 ADD COMMENTS
CONTEST x MUSICA da CORTOMETRAGGI
Presentato a Roma il contest internazionale della Cinevox di Bixio che concede le proprie musiche e grosse opportunità per i giovani autori di cortometraggi.
Dagli storici archivi musicali della Cinevox Record nasce un ambizioso progetto che darà la possibilità ai giovani film maker di talento di realizzare dei cortometraggi utilizzando, senza limiti di diritto, alcune delle più belle colonne sonore del passato, presenti nell’archivio digitale. Se Cesare Andrea Bixio negli anni Sessanta creò un impero sonoro di qualità riunendo una serie di grandissimi compositori rappresentativi del rinnovamento della musica italiana, oggi il figlio Franco, attuale titolare della Cinevox, offre una grande opportunità alle nuove generazioni per continuare la memoria di un patrimonio immortale. Insieme a Renato Marengo, direttore artistico del progetto, ha infatti concepito L’IMMAGINE DEL SUONO, un contest internazionale che vedrà autori e registi cinematografici, ma anche documentaristi e animatori creare delle opere originali abbinando le proprie immagini ad alcune delle musiche più celebri di Maestri quali Ennio Morricone, Nino Rota, Nicola Piovani, Armando Trovajoli, Keith Emerson, Goblin, Piero Umiliani, Giorgio Gaslini, Enrico Simonetti, Bixio-Frizzi-Tempera, Riz Ortolani e molti altri.Si tratta di un contest rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, basato sul rapporto creativo più ispirato tra immagine e suono, sulla qualità del racconto e del linguaggio cinematografico, ma anche sulla sensibilità del regista nella totale reinterpretazione di un’opera musicale altamente conosciuta. Massima libertà sulle tematiche da trattare (purché non offensive del buon costume) e sulle forme, con apertura – oltre ai corti rispecchianti un’identità cinematografica tout court – a documentaristica, grafica e animazione. Il soggetto cinematografico scelto dai partecipanti per il proprio corto dovrà comunque discostarsi da quello del film di cui il brano selezionato è stato colonna sonora.Una volta realizzati, con una durata comunque non superiore ai 10 minuti, i filmati dovranno essere caricati sulla piattaforma internet dedicata alla manifestazione e saranno selezionati da una giuria popolare attraverso il canale You Tube del Contest, che determinerà la graduatoria dei 24 corti più votati per la semifinale, assegnando il Premio Giuria Popolare al video vincitore, che accederà automaticamente alla finale. Gli altri 23 verranno invece valutati da una giuria di qualità formata da esperti del settore che avrà il compito di selezionare 11 filmati per la Serata di Gala conclusiva, che avrà luogo alla Casa del Cinema in novembre. Lo staff della Cinevox, inoltre, assegnerà un Premio Speciale ad un video scelto tra tutti quelli che hanno partecipato al Contest, a prescindere dal gradimento manifestato dal pubblico e indipendentemente dal giudizio della giuria di qualità.

Il primo classificato riceverà un contributo in denaro per la creazione di un prodotto audiovisivo su una tematica concordata con SAVE THE CHILDREN, special partner della manifestazione, che utilizzerà successivamente il video in forma promozionale per il perseguimento dei propri scopi statutari. I primi tre corti classificati saranno trasmessi da Rai Unonell’ambito di Cinema Club. Il cortometraggio vincitore sarà anche proiettato nell’ambito dei Festival Internazionali Arcipelago, Golfo dei Poeti, Viareggio Europa Cinema  eCinemadaMare.  Vi saranno poi altri riconoscimenti che riguarderanno i Premi per miglior regia, miglior sceneggiatura e  miglior attore/attrice, nonché opportunità di specializzazione professionale quali il Master di perfezionamento in regia, sceneggiatura o fotografia messo in palio da Accademia di cinema e televisione Griffith, 12 Corsi di perfezionamento cinematografico offerti da CinemadaMare per tutti i finalisti ed un Corso di formazione per doppiatori concesso dalla Scuola di doppiaggio di Teo Bellia. Tra le opportunità professionali anche una settimana come aiuto regista in un nuovo set cinematografico della Lotus Production.

Il contest sarà aperto dal 13 febbraio al 15 luglio 2012 ed i brani a disposizione saranno pubblicati sul sito web ufficiale (contest.cinevox.it ), dove si potrà anche accedere alle iscrizioni attraverso un apposito modulo di partecipazione.
Tra gli eventi collaterali del Contest, presso le Officine Farneto di Roma nella prima settimana di settembre, verranno organizzati anche una giornata di incontro Face2Face con i professionisti del settore e (data e luogo da definire) un Festival di 3 giorni nel quale verranno proiettati i corti dei 24 semifinalisti, insieme ad un concerto di colonne sonore al quale parteciperanno noti artisti di musica leggera e jazz.

Tra i partner che hanno aderito all’iniziativa si segnalano 9mq Story Tellers, Accademia Di Cinema e Televisione Griffith, Arcipelago, Associazione Musikstrasse, Cinecorriere, Cinemadamare, Coming Soon, Globalist, Golfo Dei Poeti Film Festival, Gruppo Editoriale Bixio, Italia Traduzioni, Media Key, Musicalnews, Officine Farneto, Publispei, Scuola di Doppiaggio Teo Bellia, Rai News 24, Viareggio Europacinema.

Il Contest L’IMMAGINE DEL SUONO gode del patrocinio di Anica, Rti, Medusa Home Entertainment, Apt, Afi, Nuovo Imaie, Siae, Fapav, Univideo.

SCRIVERE CANZONI “Approfondimento” Gli artefici di una canzone – articolo di Andrea Gallo

Posted by adminfiofa On dicembre - 14 - 2011 ADD COMMENTS

Andrea Gallo.jpg

Ancora una volta un incontro importante con Andrea Gallo.
I consigli di un autorevole “addetto ai lavori” sono indispensabili per chi decide di scrivere una canzone,
perchè nessuno di noi “è un isola”.
Saper ascoltare e riflettere è fondamentale per ogni artista.
Lo Staff di FIOFAMAGAZINE

SCRIVERE CANZONI
Approfondimento Gli artefici di una canzone

Ai più attenti non sarà sfuggito un particolare importante.
Nelle canzoni di successo, italiane e straniere, l’autore della canzone non è quasi mai solo uno. Read the rest of this entry »

GALLERIA CIVICA di Modena

Posted by adminfiofa On settembre - 11 - 2011 ADD COMMENTS

EXTENDED VOICES
MUSICA, VIDEO E RITRATTI DELLA VOCE CONTEMPORANEA
Tre giorni di eventi alla Galleria Civica di Modena in occasione del festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Natura
a cura di Claudio Chianura

Con il titolo di “Extended Voices. Musica, video e ritratti della voce contemporanea” la Galleria Civica di Modena <http://www.galleriacivicadimodena.it>  – assieme alla  Fondazione Cassa di Risparmio di Modena <http://www.fondazione-crmo.it>  – organizza una tre giorni di iniziative curate da Claudio Chianura in occasione del  festival <http://www.festivalfilosofia.itfilosofia <http://www.festivalfilosofia.it, in programma a Modena dal 16 al 18 settembre 2011.
Poiché il tema del festivalfilosofia 2011 è “Natura”, si è scelto di dedicare la ricognizione artistica della Galleria Civica alla voce, proprio in quanto “strumento naturale”, convocando negli spazi del Palazzo Santa Margherita performers che rappresentassero – sia nel campo della pura ricerca, sia in quello della tradizione rivisitata – alcune tra le massime espressioni della vocalità contemporanea.
Nelle tre sere del festivalfilosofia, all’interno del chiostro, Jaap Blonk <http://www.jaapblonk.com/> , Sidsel Endresen <http://www.sidselendresen.com/> , Joan La Barbara <http://www.joanlabarbara.com/> , Sergio Messina <http://wwww.radiogladio.it> , Susanna Parigi   <http://www.susannaparigi.it/> Sabrina Bizzo e Aurora Faggioli si alterneranno passando dalla canzone d’autore alla sperimentazione, dal jazz al dj set e al repertorio colto del Novecento.
Le sale espositive del Palazzo ospiteranno invece un vero e proprio omaggio – per immagini – alla voce, con un allestimento di ritratti fotografici di grandi cantanti fra i quali Demetrio Stratos, Joan La Barbara, Sidsel Endresen, Leena Conquest, Meredith Monk, Fatima Miranda.
Le fotografie si devono a Silvia Lelli, Roberto Masotti e Luciano Rossetti, che hanno voluto lasciare ciascuno una delle proprie fotografie alla raccolta della Galleria.
In sala grande anche tre proiezioni video che documentano altrettante performance vocali.

Nella foto: Demetrio Stratos, foto © Silvia Lelli & Roberto Masotti (1977)

Il programma delle giornate
Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena
Extended Voices. Musica, video e ritratti della voce contemporanea

Sala Grande
Extended Voices
foto di Silvia Lelli, Roberto Masotti, Luciano Rossetti

proiezioni video:
Phil Minton, “Two Figures in a Vortex” (2008, 12’49”)/”A Stain on Silence” (2008, 30’)
Video: Helen Petts
David Moss, “Orpheus Audio Splatter” (2008, 48’)
Video: Andreas Tiedemann
Amelia Cuni, “Ashtayama, Song of Hours” (2009, 57’21”)
Video: Amelia Cuni/Uli Sigg

orari di apertura: venerdì 16 settembre ore 9.00-1.00, sabato 17 settembre 9.00-2.00, domenica 18 settembre 9.00-0.00

Chiostro

venerdì 16 settembre
ore 22.30
Jaap Blonk
Dr. Voxoid’s Next Move
ore 23.30
Sidsel Endresen
Solo Voice

Sabato 17 settembre
ore 22.30
Joan La Barbara
Solitary Journeys of the Mind
Recent music of Joan La Barbara
ore 23.30
Sergio Messina
Vox Morgana

ore 24.30
Notturno Stratos
di Claudio Chianura
anteprima del documentario
Notturno Stratos
sui trent’anni di assenza di Demetrio

Domenica 18 settembre
ore 22.00
Susanna Parigi
La lingua segreta delle donne
ore 23.00
Sabrina Bizzo e Aurora Faggioli
Mother and Daughter in Concert

L’organo Hammond, di Andrea Pellegrini

Posted by adminfiofa On luglio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

Hammond-keys.jpgAndrea1.jpg
Ecco un bellissimo approfondimento sull’organo Hammond, storico e insostituibile strumento che ha fatto tutta la storia del rock fino ad arrivare ai giorni nostri. Ne parla per FIOFAmagazine il musicista e tecnico del suono Andrea Pellegrini, specialista su questo strumento e fortunato possessore di un bellissimo modello del 1958. Se avete domande scrivetegli sul FORUM e vi risponderà con piacere. Se volete un vero Hammond con il Leslie in una vostra registrazione contattatelo (pellemay@tiscalinet.it) è uno dei migliori session man in circolazione!

L’organo Hammond è un organo elettrico progettato e costruito da Laurens Hammond (di lavoro costruiva orologi, cercateli su Internet…alcuni sono bellissimi!!!) nel 1935, a Chicago. Nasce come “clone”, come alternativa ai più costosi organi a canne…..anche se col passare del tempo, negli stati uniti, è diventato assai diffuso nelle chiese, talvolta piu’ dell’organo classico.
Infatti il primo modello fu creato appositamente per la chiesa frequentata da Laurens, che non poteva permettersi un’organo vero e proprio. Quindi il buon Sig. Hammond si mise all’opera per vedere di costruirne uno.
Non è casuale il connubio Organo Hammond – Orologio: infatti il principio delle ruote foniche (che vedremo tra poco cosa sono) e della meccanica interna si basa esattamente sul concetto degli ingranaggi all’interno di un normalissimo orologio.
In seguito l’Hammond trovò largo utilizzo nel jazz (ricordiamo Jimmy Smith), blues, musica gospel e, in misura inizialmente minore (si parla degli anni 40-45) ma poi sempre crescente, per il rock e il pop…..fino a diventare lo strumento a tastiera dei sogni, non solo per i tastieristi e organisti….ma per qualsiasi musicista. Veniva usato massicciamente come strumento d’intrattenimento: dagli anni 30 alla fine dei 70 (ed all’avvento delle tastiere) era lo strumento re per teatri (famosa la sonorità e la tecnica organistica del “Theatre Organ”!), stadi di baseball, onnipresente in tv, clubs ecc ecc. Il motivo è semplice: l’organo è una vera e propria orchestra, nessuno strumento puo’ suonare molteplici parti simultaneamente come l’organo.
Imitando l’organo a canne, con i suoi due manuali e i molteplici registri, l’organo Hammond utilizza la sintesi additiva delle forme d’onda armoniche per generare i suoni.
L’organo Hammond sfrutta una serie di ruote foniche (dette tonewheels), formalmente simili ad ingranaggi, che ruotano grazie ad un motore sincrono, cioè legato alla frequenza della rete elettrica e quindi molto costante e stabile nella sua rotazione (successivamente sostituito da motore asincrono autoavviante). E’ per questo che un hammond americano, se acceso in italia senza trasformatore di corrente, suona scordato di quasi un tono e mezzo: negli states la corrente è a 60Hz, mentre da noi è a 50 !!! Quindi si necessita (nel caso di avere un hammond americano) di ritarare il motore dell’organo, o molto piu’ semplicemente applicare un trasformatore che riporta la corrente dalla nostra 50 Hz a 60.
Il continuo avvicinarsi ed allontanarsi dei denti della ruota fonica crea una variazione di campo magnetico in corrispondenza del pick-up, proprio come avviene per la chitarra elettrica.
Dal momento che le forme d’onda sono prodotte da ruote meccaniche, e non da oscillatori elettronici, gli organi Hammond originali sono considerati degli organi elettrici, elettromeccanici o elettrofonici, piuttosto che elettronici. Al variare del numero dei denti sulla ruota fonica e della velocità della stessa varia la frequenza del segnale. Le onde generate sono organizzate secondo la nomenclatura organistica classica, ma mentre l’organo tradizionale può avere molte canne sotto il controllo dello stesso tasto, per ovvie ragioni di praticità l’organo Hammond ha solo nove linee di generazione contemporanee per ogni tasto. Sotto la tastiera, vi è posta infatti una contattiera con 9 filamenti di Palladio.
Altre caratteristiche che sono state aggiunte agli organi Hammond comprendono un vibrato di natura elettromeccanica. Il particolare “click” associato alla pressione del tasto che in origine era considerato un difetto di progettazione, velocemente è entrato a far parte del “sound” specifico degli Hammond, tanto che le moderne imitazioni degli organi Hammond lo riproducono fedelmente. Inizialmente non fu affatto semplice imitare con l’elettronica il suono degli Hammond, soprattutto per via della complessa e delicata connessione tra le fasi dei tonewheel, difficile da riprodurre con la circuiteria elettronica. Tuttavia, le moderne tecniche che impiegano il digital signal processing ed il campionamento permettono un’imitazione abbastanza accurata del suono originale degli organi Hammond.
Inoltre è presente, anche se non su tutti i modelli, il VIBRATO SCANNER…..un particolare apparecchio meccanico che permette di creare 3 tipi diversi di vibrato e 3 tipi diversi di chorus, selezionabili tramite una manopola a scatti.
Registri
Rapporto tra armoniche e note
Su ogni tirante (drawbar) è inciso un numero in quest’ordine:
grafica1b.jpg
Ripresi direttamente dalla nomenclatura classica dello strumento originale, questi numeri indicano la lunghezza delle “virtuali” canne. Il registro di 8′ indica una sinusoide la cui frequenza è effettivamente quella legata alle note suonate, quindi il LA 4 (sopra il DO centrale) avrà una frequenza effettiva di 440 Hz e così via, la tastiera dell’Hammond risulterà quindi perfettamente parallela a quella di un pianoforte. Raddoppiando la lunghezza in piedi della canna virtuale a 16′, la stessa nota sullo stesso tasto risulterà all’ottava inferiore, dimezzando la lunghezza della canna a 4′ si otterrà la nota all’ottava superiore. Oltre ai rapporti di ottava, ci sono anche rapporti non interi; il tutto è riassumibile nella seguente tabella:
Drawbars dell’organo Hammond
grafica2.jpg
L’orecchio umano riesce comunque a trarre l’impressione di compattezza sonora ed estrae la fondamentale senza lasciarsi ingannare dalle armoniche superiori o inferiori.
I drawbars sono divisi tra loro da una logica di codice timbrico e di colore.
Codice timbrico
• I primi due (16′ – 5 1/3′) sono il gruppo dei Sub, che rafforza il suono all’ottava inferiore ed alla quinta parallela.
• Il gruppo centrale dei quattro (8′ – 4′ – 2 2/3′ – 2′) è quello dei Foundation, la definizione di base del timbro.
• Gli ultimi tre (1 3/5′ – 1 1/3′ – 1′) sono la Brilliance, la brillantezza, cioè l’apertura sulle alte frequenze.
Codice colore
• I drawbars Bianchi sono regolati tra loro da un rapporto di ottava (8′ – 4′ – 2′ – 1′), mantenendo una forte consonanza.
• I drawbars Neri sono invece regolati tra loro dai rapporti dissonanti delle terze maggiori e delle quinte (2 2/3′ – 1 3/5′ – 1 1/3′).
• I due drawbars Marroni (16′ – 5 1/3′) vengono utilizzati per dare potenza al suono.
Principali famiglie dei registri
Normalmente in un organo tradizionale si utilizzano quattro famiglie timbriche ottenute con differenti soluzioni costruttive, che sono i Flauti, le Ance, i Diapason e gli Archi. Nell’organo Hammond è possibile riprodurre le quattro famiglie:
• Nel caso dei Flauti basta creare un profilo a due gradini, es. 00_8500_000, utilizzando poi il primo drawbar (16′) si può dare maggiore profondità al suono.
• La famiglia delle Ance, è caratterizzata dal timbro più aspro, per una maggiore presenza di armoniche dispari, la si può ottenere estraendo i tiranti seguendo un profilo triangolare, con il vertice che di solito corrisponde al 2 2/3′, es. 00_4676_543 oppure 00_2333_200.
• la famiglia dei Diapason è una via di mezzo tra i Flauti e gli Archi, ed il profilo dei drawbars è “a dente di sega”, con forte consonanza delle prime due armoniche (8′ e 4′) e valori scalati per i drawbars successivi, es. 85_8544_000 oppure 01_8855_331.
• L’ultima famiglia degli Archi è caratterizzata da un profilo a forma di arco, meno spigoloso delle Ance, ma sempre con una forte presenza delle armoniche superiori, es. 00_3564_534.

clicca per ingrandire:
Hammond-Lato.jpgMani-Hammond.jpgHammondUP.jpg
Una nota particolare la merita la questione Hammond – Leslie.
Il luogo comune è che fossero una cosa sola. NON è AFFATTO COSI.
Prima di tutto la Hammond costruiva i propri amplificatori, gia’ dalla meta’ degli anni 30 (modelli Jr 20 e Jr40 – con bellissimi reverberi a molla incorporati!!), mentre la LESLIE ha cominciato la sua produzione intorno gli anni 50.
Erano due aziende rivali, ed entrambi hanno sempre accettato malvolentieri di essere accoumunate. Pensate che la Hammond VIETAVA TASSATIVAMENTE l’uso del leslie ai propri dimostratori, agli insegnanti hammond e non veniva minimamente contemplato nella didattica Hammond. (La Hammond vietava, cosi’ come il leslie, anche il suonare Jimmy Smith!), mentre la Leslie voleva essere apprezzata per i suoi Tone-Cabinet anche senza un Hammond accanto.
Nonostante questi bisticci, l’accoppiata Hammond-Leslie è una delle piu’ riuscite della storia dell’umanita’…..al pari di altre celebri coppie tipo Adamo ed Eva, o Stanlio e Ollio.
Gli altoparlanti Leslie possiedono uno o più componenti rotativi che producono un particolare effetto tridimensionale dovuto alla rotazione degli altoparlanti in esso contenuti. Esso è il frutto della somma dell’effetto Doppler, dovuto allo spostamento relativo delle fonti sonore rispetto all’ascoltatore, e delle riflessioni del suono conseguenti alla rotazione.
Agli amici fonici dico che microfonare bene un leslie non è uno scherzo, specialmente quando si usano microfoni a condensatore. Il complesso gioco di armoniche e di fasi che rende unico il leslie, lo rende altrettanto difficile da catturare e da riprodurre in mix….. La microfonazione di un leslie non è mai standard….varia di situazione in situazione: sia di genere suonato, che soprattutto di timbrica desiderata. Ci sono numerose tecniche, ma la cosa che alla fine è quella che conta di piu’ è il provare e riprovare fino ad arrivare alla soluzione ottimale per il proprio gusto e la propria esigenza sonora.
Consiglio l’ascolto del disco “TRACY CHAPMAN” (la copertina da sul giallo ambra) se volete sentire un bell’Hammond registrato bene, anzi da paura, in un contesto pop/rock (notevolissimo tappeto di organo nei primi 2 brani –talkin’ bout a revolution- e –fast car-“) , o GOODFELLAS e/o SINGIN’ & SWINGIN’ di Joey de Francesco, per un ambito un po’ piu’ blues/jazz (ma di quello ganzo forte!!!!! Dischi bellissimi, divertenti e molto piacevoli da ascoltare!)
Gli amplificatori hammond sono tutti NON rotativi, c’è da dirlo. E’ interessante sperimentare (anche se ci vuole una modifica per installare l’uscita a jack direttamente dall’hammond!) lo strumento anche su vari ampli da chitarra (John Lord dei Deep Purple non usava Leslie, bensi un testa-cassa Marshall) o da basso. Vengono fuori sonorita’ veramente bellissime! E oltrettutto un po’ fuori dal comune…..
MODELLI:
Gli organi Hammond sono stati prodotti per oltre 40 anni in un numero elevatissimo di modelli, alcuni di grande successo e altri pressoché sconosciuti.
CHIARIAMO SUBITO UN PUNTO: I modelli “Console”, A100 – B3 – C3 (i top gamma Hammond) sono MECCANICAMENTE IDENTICI !!!! Tranne l’A100, che all’interno ha in aggiunta agli altri 2 un suo speaker ed un reverbero a molla integrato, per il resto mi ripeto che sono meccanicamente identici. Cambia solo il mobile all’esterno !!!! E solo un fattore quindi di estetica, ma il suono prodotto è esattamente il solito, apparte il fatto che l’A100 ha un suo speaker e un suo reverbero, mentre gli altri due non lo hanno e necessitano di amplificazione. Sono interamente valvolari tutti, con la stessa generazione sonora.
Piccola curiosita’, Il modello B3, (B sta per Bench – panchina) è stato il primo hammond diffuso in larga scala. Esso ha 4 zampe, e quindi la parte della pedaliera rimane scoperta e visibile!
Il modello C3 invece, dal mobile intero e senza zampe ,non permette la visione della zona pedaliera. Infatti questo fu costruito espressamente per le chiese (C sta per Church!)….perchè col B3 si vedevano le gambe delle organiste !!!!!!!! Giuro sul mio Hammond che è la verità.
E’ possibile suddividerli in categorie principali, di cui elenchiamo i modelli più famosi:
• a “Console”, dotati di due manuali da 61 note:
o Hammond A, primo modello ideato da Laurens Hammond, ha due manuali da 61 tasti (5 ottave) ciascuno e 38 Drawbars, (due serie da 9 drawbars per ogni manuale più 2 drawbars per la pedaliera da 2 ottave). La prima ottava di ognuno dei due manuali ha i tasti di colore invertito e non suona, serve per selezionare i suoni presettati o commutare l’uso dei Drawbars tra la famiglia 1 (Sib Bianco) e la 2 (Si nero). I tasti invertiti sevono proprio da USER preset, modificabili con un non semplicissimo procedimento fatto a base di cavi e VITI!!!!
o Hammond B3, il modello più ricercato e quotato insieme al modello C3, da cui si distingue per le 4 gambe su cui si poggia e che lo rendono unico nel suo genere. Lo si ascolta praticamente in tutti i generi musicali. Un caratteristico esempio del suono del B3 lo si ritrova in quasi tutte le registrazioni di Rick Wright dei Pink Floyd. Il B3 è spesso accompagnato dal Leslie 122 connubio ideale per un suono morbido e rotondo ideale per dolci tappeti e fraseggi Jazz (Jimmy Smith docet!)….mentre da un Leslie 147 per un suono un po’ piu’ graffiante e rock.
o Hammond C3, il più famoso insieme al modello B3. Ha tastiere, meccanica e generazione sonora identiche al modello e B3 ma in un mobile dal design semplice e più compatto, tipicamente liturgico. È l’ideale per i concerti rock di cui è stato ed è ancora oggi il protagonista data la sua possente presenza visiva.
o Hammond A100, il più facile da reperire ai nostri giorni (o il meno difficile), è invero l’Hammond console più completo. Infatti ha tutte le caratteristiche dei modelli B3 e C3 ma possiede anche un amplificatore di potenza, un sistema di riverbero amplificato e ben tre altoparlanti di grande diametro. Il tutto contenuto in un mobile più compatto. Per l’A100 fu espressamente progettato il Leslie 251, simile al 147 ma con in più un canale audio e altoparlanti separati per il suono diretto riverberato proveniente dal sistema di riverbero dell’organo. Poiché l’A100 è un organo già amplificato all’origine è possibile suonarlo senza accoppiarlo ad un Leslie o ad un “tone cabinet” Hammond.

• a Spinetta, modelli più piccoli che hanno due manuali da 44 note posizionati in “offset” cioè che le tastiere non sono parallele, bensi’ la inferiore è spostata a sinistra, mentre la superiore è spostata a destra.
C’è da dire che rispetto alle Consoles, ci sono delle differenze di importanza piu’ o meno variabile, sia dal punto di vista della generazione sonora, sia la tasiera che non è water-fall presente nelle console bensi’ una tastiera normale, la generazione talvolta non è integralmente valvolare ed altri dettagli. Di spinette ce ne sono tantissimi modelli, qui i piu’ celebri:
o Hammond L100 / L122, modello a spinetta portatile, è il piccolino di casa Hammond integralmente valvolare, ha due manuali da 49 tasti (3 ottave e 1/2) ciascuno, con una generazione timbrica molto caratteristica ma in parte diversa da quella dei “console” per l’assenza del “vibrato scanner” e della circuitazione “foldback”. Keith Emerson è sempre stato solito accoltellare (letteralmente) questo strumento nei suoi concerti, oltre a maltrattarlo suonandolo al contrario o spostandolo violentemente per tutto il palco. C’e’ da dire che lui suonava un C3 durante la serata, poi se la rifaceva di santa ragione con il povero L100…! Tra un buon clone digitale e un L100, se cio’ che importa è il suono e non il peso (ehi, non è un c3….in due si porta alla grande!), per un migliaio di Euro consiglio il secondo!
o Hammond M100, ha la generazione sonora come i modelli console, integra il “vibrato scanner” anche se manca la circuitazione “foldback” (questa puo’ essere messa su qualsiasi spinetta da un bravo tecnico!!!). È reso celebre per il suo utilizzo nel concerto dei Pink Floyd all’anfiteatro romano di Pompei del 1972, affiancato da uno storico Farfisa CompactDuo, un altro strumento con caratteristiche definite esaltanti da molti musicofili. Dal punto di vista sonoro, l’M100 è sicuramente la spinetta piu’ vicina ai modelli console !!! Con la modifica foldback, il suono diventa identico!!!!! Ha due manuali da 49 tasti (3 ottave e 1/2) ciascuno, ed una pedaliera da un’ottava. In compenso costa veramente poco rispetto alle consolle (costa quanto un ottimo/eccellente clone digitale!!!!!), è piccolo nelle dimensioni e si porta in 2/3 persone tranquillamente!!!
o Hammond M3, è identico in tutto e per tutto all’M100…..pero’…..HA LA TASTIERA WATERFALL COME LE CONSOLLE! E qui veramente, specie con la modifica foldback si suona su un b3 con la tastiera di 3 ottave e mezzo! Che, a patto che non devi fare walkin’ bass con la mano sinistra, è perfetto per suonarci su tutto, ma proprio tutto! E’ l’Hammond che consiglio a tutti quelli che ci si vogliono avvicinare senza scendere troppo a compromessi: M100 o M3.
o Hammond T 100 è l’Hammond di Tony Banks, tastierista dei Genesis, che preferiva questo per via della sua generazione valvolare, ma della sua amplificazione a transistor….quindi piu’ chiara e un po’ piu’ aggressiva Un po’ piu’ raro, ma sempre un ottimo hammond
Una nota importante: possiamo dividere in 3 parti la grande produzione di massa della Hammond –fermo restando che tutti i prodotti sono di qualita’ eccelsa- chesta nota è propria da tecnico….giusto per andare a vedere e spigarvi il pelo nell’uovo.

1° Serie – Tra gli anni 40 e il 1961: Sono gli Hammond in assoluto migliori. La componentistica è tutta al meglio, e ad oggi sono quelli piu’ ricercati e di maggior valore. Una rarita’ preziosa. Produzione esclusivamente americana.
2°Serie – 1962 / 1969: L’anno del boom. Gli hammond incrementano esponenzialmente le vendite. Essendo strumenti che VENIVANO MONTATI INTERAMENTE A MANO…..non a catena…..la hammond si trova a dover aprire aziende costruttrici in europa per velocizzare e incrementare la produzione, sia per abbattere il problema della spedizione all’estero…diventata quasi insostenibile. E’ da qui, che sempre sotto lo standard Hammond, iniziano a venire costruiti organi made in England, Olanda, Germania (ad oggi il paese europeo con in maggior numero di “vecchi”negozi hammond, oltre che a una presenza incredibile di organi e di bravissimi organisti!), e anche in Italia! A Torino c’era la Hammond Italia! Ottimi strumenti, piu facilmente reperibili, ad oggi di valore un po’ meno inferiore (soprattutto per i non americani, alcuni peraltro buoni si trovano a cifre buone!)
3°Serie – 1970 / 1976 (anno di chiusura della Hammond). I sintetizzatori, le tastiere, e l’avanzamento della tecnologia musicale (sommato al cambio della moda musicale…!) iniziano lentamente e inesorabilmente a minare le basi dello strumento piu’ apprezzato da musicisti e non. Incrementano quindi le componenti plastiche, e la componentistica è buona….ma non eccellente. Alcuni hammond vengono forniti con brawbars a “scatti”, risultando di piu’ difficile gestione, e a volte le tastiere non sono cosi’ solide ed indistruttibili come una prima serie. Nonostante questo, sono ottimi strumenti…..ad avendo anche 20/30 anni meno dei primi……sono arrivati ad oggi in condizioni estetiche talvolta migliori.
E’ proprio in questo periodo che la Hammond ha sfornato dei prodotti piu’ o meno PESSIMI, totalmente in plastica, e totalmente a transistor….che di Hammond hanno in certi casi solamente la targhetta…..tipo i modelli X5 e compagnia bella.

La Hammond è stata rilevata dalla Suzuki, nei primi anni 90…ma la produzione da allora si basa esclusivamente sullo sviluppo di cloni Hammond digitali. Il livello raggiunto da loro è veramente stupefacente…sicuramente sono tra i migliori cloni harware presenti in circolazione. Vero è che per un doppio manuale top gamma Hammond-Suzuki ci vogliono piu’ di 4000 euro……la cifra di un A100. Se la discriminante è il peso e l’ingombro……ok, ma se si parla di suono….ragazzi…questa è un’altra storia. L’hammond è considerato alla pari di uno strumento acustico: ad ogni accensione suona diverso, perché oltre che alla corrente, è sensibile alla temperatura e all’umidita’.
Spero di essere stato, con questa panoramica sul pianeta Hammond esaustivo e non palloso. Auguro a tutti, tastieristi-pianisti e non di metterci le mani sopra almeno una volta nella vita. Lo capirete da soli il perché. Vi dico questo, i chitarristi generalmente non amano le tastiere…è noto….ma quando inizi a parlare di hammond….il discorso cambia…….! Ehehe…
Buona musica a tutti!!
Andrea Pellegrini

per contatti: pellemay@tiscalinet.it

SIAMO MUSICA

Posted by adminfiofa On giugno - 20 - 2011 ADD COMMENTS

La musica dell’essere umano.

Non vi e’ meta senza un sentiero da intraprendere.

Siamo certi del potere educativo della musica e della sua funzionalità terapeutica, ma desiderando andare un po’ nello specifico, occorre addentrarsi con spirito olistico in una visione filosofica e al contempo metafisica dell’esistenza stessa. Partiamo dal presupposto che in quanto “esseri umani” siamo dotati della capacità di agire, pensare,  sentire (nel senso emozionale) e di essere. Possiamo definirci esseri multidimensionali che coesistono contemporaneamente in piu’ dimensioni, delle quali, per rigor di logica, ne evidenziamo quattro: dimensione fisica, intellettiva, emotiva e spirituale(non in senso religioso); il discorso puo’ apparire ostico ed una semplificazione si rende necessaria.                                                                                                                                 La nostra capacità pensante e’ in relazione con l’energia vitale, infatti se abbiamo un dolore qualsiasi l’energia vitale e’ impegnata nella gestione del dolore e la nostra attenzione o facoltà di analisi viene meno, quindi ne consegue che un corpo fisico (materia)vivo (energia vitale) agisce, pensa e prova emozioni. Le emozioni hanno sede in una terza dimensione, in relazione con le prime due, che in termini olistici viene definita dimensione Astrale, la quale a sua volta e’ in relazione con un quarta dimensione, quella che gli orientali definiscono essenza divina, l’anima in essere per noi occidentali.

Questi corpi diversi dalla realtà fisica, ma ugualmente reali poiché percepibili, costituiscono l’anatomia occulta dell’essere umano; ed e’ proprio a questi livelli che il potere della musica agisce.

Seguendo la stessa traiettoria del sistema circolatorio e del sistema nervoso, scorrono dei canali d’energia  chiamati Meridiani, dove questi canali si incontrano formano dei centri energetici, chiamati chakra, sono gli organi                  dell’ emozioni, ed e’ qui che si compone la nostra sinfonia esistenziale, ma sono anche la  linfa vitale dei nostri organi fisici e ad essi sono collegati, ne consegue l’ipotesi del disagio e/o la malattia  causata da emozioni negative e pensieri limitanti, tant’e’ che molti metodi di guarigione olistica e alternativa sostengono che per riportare una condizione di salute e di equilibrio occorre proprio agire sui chakra, musica terapia compresa.

I chakra sono  molti ma i piu’ importanti sono, non a caso, sette, proprio come le note musicali, ci scorrono lungo la colonna vertebrale e corrispondono alle ghiandole endocrine.La loro emanazione costituisce l’aurea.

Tanto per dare un imbastitura utile alla comprensione del testo competente che segue, tratto da www.amadeux.net, una tabella semplificata delle proprietà di ogni singolo centro energetico.

Primo chakra radice/Collocazione: zona inferiore del bacino e genitali. Emozioni: Passione, rabbia, terrore, gioia, energia di sopravvivenza, energia materiale Sede di: volontà di vivere                                                                                                                                                             Frequenze di risonanza: 396, 99, 297, 261 Hz. DO Comunica: dolore sofferenza, consapevolezza fisici Salute fisica: disfunzioni sessuali, malattie sistema nervoso, problemi intestino retto, difficoltà riproduttive e circolatorie.

Secondo Chakra sacrale/Collocazione: addome, vescica, ghiandole surrenali. Emozioni: Sentimenti e creatività Sede di: facoltà creative      Frequenze di risonanza: 417, 104.25, 330, 293 Hz. RE Comunica: pianto, grido, riso Salute Fisica: colite, appendicite, fertilità, renali, ginecologici.

Terzo Chakra plesso solare/ Collocazione: plesso solare, pancreas, ombellico Emozioni: potere personale, giudizi di sé e del prossimo                     Sede di: autostima, potere.                                                                                                                                                                                                          Frequenze di risonanza: 528, 132, 363, 329 Hz. MI Comunica: idee, pensieri, sapere Salute Fisica: disturbi di natura digestiva e metabolica, confusione o pazzia, ghiandole surrenali, milza, fegato.

Quarto Chakra del cuore/ Collocazione: cuore Emozioni: energia curativa, sogni personali Sede di: compassione                          Frequenze di risonanza: 639, 159.75, 396, 349 Hz. FA Comunica: bisogni fisici ed emotivi Salute Fisica: malattie e disturbi cardiocircolatori, pressione arteriosa, problemi polmonari (asma, allergie,ecc), disturbi del sonno.

Quinto Chackra della comunicazione/ Collocazione: gola, tiroide, laringe Emozioni: comunicazione Sede di: espressione.                                                                                            Frequenze di risonanza: 741, 185.25, 429, 392 Hz. SOL Comunica: linguaggio, suono, canto. Salute Fisica: malattie e disturbi della gola, mascella, tiroide, laringe, tonsille, timo.

Sesto Chakra del terzo occhio/ Collocazione: fronte, ipofisi Emozioni: immaginazione Sede di: facoltà visiva.                                             Frequenze di risonanza: 852, 213, 462, 440 Hz. LA Comunica: sfrutta la capacità dell’individuo di vedere e attrarre a sé Salute Fisica: malattie e disturbi ghiandolari o endocrini, squilibri ormonali, problemi di crescita e sviluppo.

Settimo Chakra della corona/Collocazione: la corona o fontanella, ghiandola pineale Emozioni: consapevolezza Sede di: appartenenza dell’individuo al tutto.                                                                                                                                                                                                         Frequenze di risonanza: 963, 240, 495, 493 Hz. SI Comunica: vibrazioni divine Salute Fisica: malattie e disturbi sistema immunitario, neoplasie, problemi ossei, disturbi collegati all’epifisi, schizofrenia, depressioni, cefalee, dissociazione psichica, squilibri di qualsiasi genere.

“Resi forti dalla potenza del suono, camminiamo gioiosi attraverso l’oscura notte della morte.”

(W.A. Mozart, Il flauto magico)

“Quando sono in equilibrio i sette chakra  ruotano ciascuno ad una costante e predeterminata frequenza . Il Chakra della radice corrisponde al Do centrale del pianoforte, ha una frequenza risonante normale di 256 cicli a secondo, o 256 Hz, Il Chakra Sacrale, risuona a 288 Hz, che è la nota Re. E ogni chakra via via più alto, nel corpo fisico, ha una nota via via più alta della scala, fino al Si. Questi sette toni o note sono chiamati “Ottava 0″. Ogni volta che si sale di un’ottava (per esempio dal Do centrale, 256 Hz, al Do più alto della scala, 512 Hz) si può notare come il valore della frequenza raddoppi. Questa caratteristica molto importante è anche uno dei princìpi di risonanza.

Si noti anche che, come il pianoforte ha diverse ottave sopra l’ottava 0, così ne ha anche quel veicolo energetico che chiamiamo “Campo Energetico”.

Gli Uomini hanno complessivamente cinque ottave associate alla loro Aura, ma solo l’ottava più bassa, la 0, è associata al loro corpo fisico. Ad ottave più alte corrispondono connessioni energetiche tra persone e dimensioni più elevate, partendo dall’ambiente locale della persona (ottava 1), alla Madre Terra in senso Globale (Ottava 2), al nostro sistema solare e in particolare al Sole, l’immediata fonte di tutte le energie “fisiche” che supportano la vita in questo mondo (ottava 3), alla nostra galassia, la via lattea (ottava 4), e all’energia dell’Universo (Ottava 5). Comunque, quando si lavora con la terapia del suono, ci si può concentrare sull’ottava 0, l’ottava associata al corpo fisico e ai suoi maggiori centri di energia.

Se un Chakra è un pò “scordato” e non vibra in armonia, esso può essere ri-accordato attraverso un processo di vibrazione simpatetica.                                                                                                 Questo concetto e’ alla base della musica terapia.

Le vibrazioni armoniose alla frequenza corretta entrano direttamente nel campo di rotazione del Chakra producendo l’effetto di portare quella sequenza vibrazionale alla sua propria frequenza così che possa funzionare efficientemente come un transduttore di energie provenienti dal campo di energia universale richiesto dagli organi e ghiandole associati al chakra.

I sette princìpi che caratterizzano il suono e che in ultima analisi determinano gli effetti che il suono ha sul corpo umano e sui suoi sistemi di energia sono: Risonanza, Ritmo, Melodia, Armonia, Tonalità, Timbro e Intonazione.

Risonanza. Quando un Chakra risuona ad una particolare vibrazione o frequenza, prende e assorbe energia da quella frequenza. C’è un trasferimento di energia che ha luogo dalla sorgente dell’energia sonora in vibrazione (strumento, voce, coristi…) al chakra stesso.

Caratteristica del fenomeno della Risonanza Simpatica è che le corde accordate alla stessa nota o ad una o più ottave sopra la nota vibrante, iniziano a vibrare uguale. Per esempio, se un violino ha una corda intonata al Do centrale (256 Hz) e un secondo violino vicino ha una corda accordata ad un’ottava sopra il Do centrale (Do Alto – 512 Hz), quando la corda del Do centrale è pizzicata sul primo violino, il Do alto del secondo violino inizierà a vibrare. Così lavorando con i toni di un’ottava possiamo produrre vibrazioni nelle ottave superiori.

Questo principio è usato nella Terapia del Suono e per creare sopratoni che possano interessare corpi di energia più alta del campo di energia umano. Questi corpi di energia secondari (eterico, emozionale, mentale e spirituale) possono essere pensati come delle ottave superiori al corpo fisico. Così, quando lavoriamo coi Chakra del livello fisico, i sopratoni prodotti hanno lo stesso effetto, attraverso la risonanza simpatica, sulle sequenza di energia di vibrazione dei chakra nei corpi superiori.

Ritmo. Il Suono forte e rimbombante delle percussioni ripetuto di continuo per diversi minuti, ha l’effetto di portare la mente cosciente in uno stato “alterato”. Un ritmo molto lento ha un effetto di quiete o sottomissione, mentre un ritmo veloce dà un senso di azione e di movimento.

Melodia. spesso una certa melodia porta alla luce uno specifico ricordo. Alcune melodie fanno sentire leggeri e felici, altre pesanti e depressi. Spesso la Melodia e il Tempo (o Velocità) della stessa si combinano generando una sensazione generale di benessere. Questo può, alternativamente, stimolare il rilascio di endorfine dal cervello che scioglierà lo stress mentale ed emozionale e ridurrà la tensione ed il dolore, soprattutto se la melodia porta alla luce un ricordo veramente piacevole. Questo riequilibra e aiuta a purificarci dai residui delle energie negative.

Armonia. L’armonia è la combinazione di due o più toni in un accordo. Quando la combinazione ha un suono piacevole, colpisce sia il corpo fisico che gli altri corpi in maniera positiva e aiuta il corpo fisico ad accordarsi con le vibrazioni spirituali. L’armonia ci aiuta a trasmutare le condizioni maggiori del corpo e ad “alterare” gli stati di coscienza. Cercando la giusta combinazione di toni e ritmi e della loro armonia, possiamo produrre una risonanza dinamica che corregge ed elimina gli squilibri.

Tonalità. La tonalità è la velocità alla quale le onde sonore vibrano. Più veloci vibrano le onde, più alta sarà la tonalità. Tonalità specifiche colpiscono specifici chakra. Ascoltare un brano musicale composto nella tonalità associata al relativo chakra può aiutare a bilanciarlo.

Timbro. Quando strumenti diversi suonano la stessa nota sulla scala (per esempio 512 Hz, un Do sopra il Do centrale del piano), la caratteristica del timbro fa si che ogni suono sia riconosciuto come separato dall’altro. Un flauto, una tromba, un corno francese, un sassofono soprano, una fisarmonica, un oboe possono suonare la stessa nota, ma ogni suono sarà differente dall’altro. Noi reagiamo in maniera prevedibile a differenti timbri della stessa nota o tono.

Intonazione. La voce umana ha una presenza e una tonalità che la separa da tutti i suoni che ascoltiamo. E’ più personale, più immediata e prende la nostra intera attenzione. A causa di questi fattori, quando ascoltiamo la voce umana, noi rispondiamo su un altro livello emozionale, diverso da quello dei toni musicali, anche se questi suoni sono morbidi e armoniosi. Intonare con la voce umana restaura la sequenza di vibrazione sia del corpo fisico che delle altre nostre dimensioni così che la nostra essenza spirituale può manifestarsi nella sua pienezza attraverso l’ambiente fisico.

di Tiziana Etna

Tecniche audio digitali: IL DITHERING

Posted by adminfiofa On giugno - 14 - 2011 ADD COMMENTS

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Ecco un nuovo approfondimento per i lettori appassionati di tecnica del suono che riguarda un argomento importantissimo, il “Dither”, cioè quella procedura che serve quando passiamo durante il mastering da 24 a 16 bit. E’ possibile leggere altri approfondimenti nella pagina dedicata “Corso di tecnica del suono”.


DITHERING
Con il diffondersi dei dispositivi a 24 bit per la registrazione e l’elaborazione di segnali musicali
 (schede per computer, programmi di editing, mixer digitali, apparecchiature hardware di processamento) e con il mantenersi dello standard a 16 bit per la diffusione della musica su cd, sia il professionista che l’amatore si trovano di fronte a un imbuto attraverso il quale far passare il risultato finale del loro lavoro a 24 bit.
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La canzone d’autore: progetti didattici per conservare, promuovere e comunicare.

Posted by adminfiofa On aprile - 22 - 2011 ADD COMMENTS

di Tiziana Etna

Il patron di Voci dalla Piazza Adriano Croccolo attraverso il contest che organizza a pieno titolo dal 2007 si batte affinche’ la canzone d’autore emergente abbia spazio e voce nel panorama artistico nazionale. Una lotta la sua, pari a chi vive questo settore da un punto di vista organizzativo, pieno di talenti ma fortemente in  crisi, istituzionalmente poco tutelato e raramente riconosciuto quale patrimonio culturale e contenitore d’indizi socialmente utili. La canzone d’autore, anche la piu’ carica di sperimentazioni musicali conserva quasi sempre una connotazione folk e anche quando parla d’amore, lo racconta attraverso immagini del tempo che vive. Nel 2009 Croccolo fonda l’associazione artistica culturale Accademia Arte Musica e Spettacolo e presenta all’assessore alla cultura di Santa Maria a Monte in Toscana, un progetto orientato all’introduzione della cultura cantautorale nelle scuole, un lavoro bivalente che affronta i temi della musica in modo ludico aiutando al contempo l’artista emergente offrendogli occasione per farsi conoscere. Nel 2010 il progetto viene accolto e messo in atto dal preside delle primarie che coinvolge la classe 5° e dall’assessore Cristina Falleni. Il  progetto  intitolato  ” l’Arte Canzone nelle scuole”, ha visto al vaglio una decina di brani scritti da artisti emergenti, tra i quali potrebbe nascondersi un’icona del futuro, tutti a carattere sociale o con tematiche di cronaca. A scegliere il “vincitore” anzi, la vincitrice, Valeria Barbato con “Libre”  una canzone semplice che parla di bambini scomparsi desaparecidos, sono stati gli insegnanti che hanno aderito all’iniziativa. Gli stessi insegnanti si sono impegnati nella creazione di un cd  a scopo umanitario: cantato da bambini, con tracce di autori famosi e  dell’artista selezionata.  Le offerte raccolte andranno alle adozioni a distanza. Durante la serata di chiusura dell’anno scolastico i ragazzi faranno il piccolo spettacolo e canteranno dal vivo con l’artista interessata, alla presenza delle autorità e della stampa.

Si tratta di una piccola apertura verso la musica che contraddistingue le nostre origini, la nostra storia ed il nostro tempo, una piccola vittoria che potrebbe essere d’esempio, peccato solo che il cd non contenga tutti i brani giunti tramite l’Accademia Arte Musica e Spettacolo, ma si capisce: non sarebbe commerciabile senza le canzoni famose, neanche per beneficenza.

Impostazione e tecnica vocale

Posted by adminfiofa On aprile - 10 - 2011 ADD COMMENTS

Cantare significa utilizzare alcune parti del nostro corpo:

clicca per ingrandire la foto CORDE VOCALI:
Corde.jpg
* le corde vocali innanzitutto,
dalle loro vibrazioni esce all’esterno del nostro corpo la voce, tramite il rimbalzo di esse nelle CASSE DI RISONANZA. (Se guardiamo bene la foto successiva, possiamo notare che la testa ha tantissime cavità, è quindi una naturale cassa di risonanza, che amplifica le corde vocali, come la cassa di una chitarra o di un violino che amplifica il suono delle sue corde)

clicca per ingrandire la foto LA FARINGE:
faring.jpg
* la faringe (chiamata comunemente anche GOLA) è un muscolo a forma di canale che deformandosi, in lungo e/o in largo, ha la capacita di modificare gli effetti della risonanza del suono nella testa;

Clicca per ingrandire:
diafr.jpg
* i polmoni (sono il serbatoio per l’aria che utilizziamo per far vibrare le corde vocali);

Clicca per ingrandire IL DIAFRAMMA:
diaf1.jpg
* il diaframma (è un muscolo a forma di cupola, sottile e flessibile, che separa il torace dall’addome, dalla sua cooperazione con i polmoni e i muscoli addominali nasce la colonna d’aria destinata a trasformarsi in suono con le vibrazioni delle corde vocali);
* i muscoli addominali (aiutano il diaframma a comprimere i polmoni e a far uscire la colonna d’aria);
* i muscoli del collo e delle spalle (per una corretta postura durante l’esecuzione di una canzone).
E’ fondamentale che questi muscoli non siano irrigiditi e in tensione, poiché ciò può compromettere la corretta emissione dell’aria e dell’energia. Evitare quindi di “pompare” l’aria e quindi di darsi la spinta per cantare, tirando su le spalle, perché ciò può solo creare maggiore fatica per l’esecuzione del brano. Come ben si può notare immediatamente, per cantare in modo corretto bisogna sollecitare alcune parti del nostro corpo. Molto spesso, ignorando queste cose, si pone molta attenzione nell’allenare correttamente i nostri muscoli quando si va in palestra (quante volte il vostro allenatore vi ha detto che i movimenti devono essere fatti in modo corretto altrimenti i muscoli verranno sollecitati in modo errato e si otterrà più che un beneficio un vero e proprio danno fisico) e molta meno attenzione viene posta su quelle nostre altre parti del fisico che utilizziamo per cantare, non sapendo o dimenticandoci che anche in questo caso potremmo fare dei danni al nostro fisico, proprio come quando facciamo un allenamento sbagliato in palestra.

Un errato utilizzo delle corde vocali può causare infiammazioni con conseguenti abbassamenti di voce, se l’erroneo utilizzo persiste si può arrivare a causare cisti e noduli sulle nostre corde vocali, e a quel punto avremmo fatto davvero un bel guaio.

Un buon esempio si può fare con i chitarristi e le corde della loro chitarra. Sbalzi di temperatura, umidità, locali dove si fuma, rendono meno brillante il suono delle corde che poi vanno sostituite. Quindi è giusto avere le stesse attenzioni anche per le nostre corde vocali che… purtroppo non possono essere sostituite come quelle di una chitarra.

Quindi, se abbiamo intenzione di cantare in modo serio, è necessario impostare il nostro fisico che va protetto e allenato ogni giorno per rinforzarlo, raggiungendo così soddisfazioni sempre più grandi nel cantare.

Tutto questo non vale solo per i cantanti, ma anche chi usa il parlato per professione (doppiatori, attori, speaker, conferenzieri, insegnanti, venditori ecc. ecc) , e per chi vuole comunque parlare correttamente (sempre più persone oggigiorno si rivolgono per questo al medico – logopedista).

Inutile poi soffermarci più di tanto sulla dizione. Bisogna impararla. Assolutamente. A meno che non vogliamo cantare intenzionalmente canzoni dialettali, ma senza accanimento. Molti artisti devono molto al loro difetto di pronuncia, pensate alla “esse” di Jovanotti, oppure alla “e” troppo chiusa di Vasco Rossi, è giusto perfezionarsi ma rimanendo con la propria personalità.

Per cantare bene occorre acquisire una tecnica. Chiaramente ogni genere musicale ha una sua specifica tecnica, quindi è improbabile che un insegnante di canto lirico possa insegnare canto leggero e viceversa, ma.. succede spesso. Ogni insegnante dovrebbe limitarsi al suo specifico campo, a meno che non si parli dei fondamentali del canto (la respirazione e la dizione, la postura). Insegnare significa anche seguire un programma specifico, applicare sugli allievi un metodo collaudato. Un’insegnante non può essere solo una buona cantante, potrebbe cercare di trasmettere agli allievi il proprio modo di cantare e questo non è corretto.

Con una buona impostazione della voce e con la tecnica al nostro servizio, aumentiamo l’estensione vocale (saremo cioè in grado di cantare note più basse e note più alte di quanto non avessimo mai creduto).

Con la tecnica riusciamo a vestire bene il nostro timbro vocale e metterlo al servizio di una riuscita esecuzione canora, modificando la risonanza del suono della nostra voce nella nostra testa (la testa è una naturale cassa di risonanza. La sua conformazione può cambiare il suono. Per fortuna grazie all’utilizzo consapevole della faringe possiamo variare la risonanza del suono nella nostra testa).

Possiamo tirar fuori tutte le sfumature che la nostra voce possiede e utilizzarle per renderla più accattivante, soprattutto, possiamo mantenere sempre la perfetta intonazione, anche sulle note più lunghe.

Con la tecnica e l’impostazione vocale possiamo cantare a lungo, evitare che la voce si abbassi e sostenere più serate con un ritmo più serrato. Insomma i vantaggi sono veramente tanti.

Per cantare bene bisogna anche conoscere perfettamente i nostri limiti, che con la tecnica possono sorprendentemente spostarsi verso l’alto, però, bisogna comunque conoscerli per evitare inutili e dannosi tentativi impossibili per le nostre caratteristiche fisiche. Appurato questo occorre studiare ogni modo per rendere sempre più bella la voce che possediamo utilizzando ogni risorsa, anche la più nascosta che comunque possediamo.

Molto Importante è NON IMITARE. Se vogliamo essere sosia di qualcuno ok ! Ma altrimenti imitare può essere molto deleterio. Alcune forzature di stile possono essere caratteristiche adatte per un certo cantante, ma potrebbero non esserlo per voi. Ed una forzatura potrebbe anche essere interpretata come un errore.

Per essere buoni cantanti bisogna conoscere almeno i rudimenti della musica. Conoscere gli accordi è importantissimo e fondamentale per un professionista. Come minimo ci fa parlare la stessa lingua dei musicisti del nostro gruppo (quante volte si vedono i musicisti fare discorsi tra loro, dai quali il cantante rimane fuori perché non conosce la musica e non capisce quello si sta per suonare… umiliante vero?).

Il cantante poi dovrebbe conoscere la tecnica microfonica. Il suono cambia in base alla distanza e tanti altri paramentri. In studio ad esempio, la tecnica microfonica è importantissima, basta cambiare “asse” davanti al microfono e il timbro può avere variazioni incredibili, ma non bisogna affidarsi al caso o solo “all’orecchio”, l’esperienza e i consigli di un buon insegnante saranno utilissimi.

Ricordate infine che un buon cantante all’occorrenza può anche trasformarsi in corista ed un corista deve avere una preparazione che paradossalmente il cantante potrebbe anche non avere, quindi se vi offrono di fare una esperienza in uno studio di registrazione per realizzare dei cori non esitate, andateci subito, sarà una grande lezione. La stessa cosa per il live, fare un tour come corista aiuterà ad essere più precisi, più attenti all’intonazione, ad avere una visione più di “insieme” della musica. Un cantante durante una esibizione non deve pensare solo a se stesso. Tra i migliori cantanti, prima coristi e poi big della canzone, cito il grande Alex Baroni per anni nel coro di Sanremo, oppure ricordo anni fa al Festival di Napoli su Rete4 di aver avuto in orchestra Mario Biondi, bravissimo come corista ed oggi eccezionale cantante swing e jazz.

LA RESPIRAZIONE
Per cominciare a respirare correttamente immettiamo nei polmoni una gran quantità di aria facendo attenzione a non gonfiare la cassa toracica e senza alzare le spalle. Spingiamo invece l’aria ispirata verso la pancia percependo la sensazione di avere un palloncino che si gonfia nel nostro addome (in questo modo stiamo convogliando l’aria inspirata anche nella parte bassa dei polmoni costringendo il diaframma a spostarsi verso il basso sotto la spinta dei polmoni). Una corretta respirazione deve essere effettuata con tutto il polmone. Molto spesso invece al giorno d’oggi si utilizza solo una parte dei polmoni. Quella alta. Lasciando quindi inutilizzata la parte più bassa dei polmoni. Riducendo così la ventilazione e gli effetti benefici della respirazione che sono in primis, come universalmente risaputo, l’ossigenazione del sangue e quindi di tutto il nostro corpo. Purtroppo la frenetica vita quotidiana e lo stress di cui un pò tutti siamo le vittime inducono una respirazione scorretta, appunto quella che utilizza prevalentemente la parte alta dei polmoni. La respirazione più naturale e quella che prevede l’utilizzo di tutto il polmone. Ce ne accorgiamo perchè a gonfiarsi non è il torace bensì l’addome. Per cui se vogliamo raccogliere indizi utili su come si effettua una corretta respirazione osserviamo i bambini più piccoli. Loro non sono ancora diventate vittime dello stress e la loro respirazione è quella che noi abbiamo perduto da tempo e dobbiamo quindi imparare di nuovo.

Quando i polmoni si riempiono completamente acquistano un volume maggiore e quindi vanno ad occupare un pò dello spazio solitamente riservato alla viscere per cui abbiamo come effetto un rigonfiamento dell’addome che si porta in avanti, le costole inferiori si aprono lateralmente sotto la spinta dell’aria contenuta nella zona bassa dei polmoni e anche il diaframma si abbassa e su di lui viene esercitata una forza proporzionale alla quantità di aria immagazzinata. Utilizzando una frase un pò colorita possiamo dire che i polmoni si sono andati a trovare un pò di spazio sgomitando a destra e sinistra sulla gabbia toracica, e in basso sulle viscere attraverso il diaframma e i muscoli addominali.

Quindi tratteniamo l’aria per qualche secondo e poi cominciamo a svuotare i polmoni emettendo il suono della vocale “O” (attenzione alla posizione della bocca esageriamo il movimento facendo assumere alla nostra bocca una posizione il più possibile tondeggiante).

Quando decidiamo di espirare dobbiamo mantenere ben tonici i muscoli addominali onde fornire la giusta pressione sul diaframma e regolare quindi l’emissione dell’aria così come noi vogliamo mantenendo così costante e prolungato nel tempo lo svuotamento dei polmoni. Il flusso di aria emessa dovrebbe essere il più possibile costante. Eventuali tremoli si ripercuoteranno anche sulla stabilità della nota quando andremo a cantare. Un vecchio trucco per vedere se stiamo facendo bene ed esercitarci è quello di emettere l’aria sulla fiammella di una candela. Se il flusso sarà costante, come deve essere, la fiammella sarà sempre piegata con una inclinazione sempre uguale. Se si alza e si abbassa in continuazione il nostri flusso di aria non è costante.

Facciamo questi movimenti LENTAMENTE, non abbiate assolutamente fretta né di inspirare né di espirare. Tra l’altro questo tipo di respirazione contribuisce anche a rilassarci quindi sfruttiamo bene il tempo che abbiamo deciso di impiegare per questo esercizio. Sono molte le discipline che dedicano mola attenzione alla respirazione diaframmatica e la utilizzano per trovare una migliore sintonia con il proprio corpo. Ad esempio le arti marziali, gli sport dove si esige concentrazione e precisione (tiro con l’arco, pistola, fucile ecc.) il trainig autogeno ecc. ecc.

Imparata la respirazione, che dovremmo cercare di applicare in ogni momento della nostra giornata (ricordandoci sempre che quella appena descritta è la respirazione più naturale) cerchiamo di imparare la giusta postura del nostro corpo quando intendiamo cantare.

IMPORTANTE, per verificare se la vostra respirazione diaframmatica è corretta, mettetevi davanti ad un grande specchio e fate un bel respirone. Se nell’inspirare le spalle si alzano, allora la vostra respirazione va rivista. Se invece, sempre facendo un bel respiro, le spalle rimangono immobili e l’aria inspirata vi va a gonfiare l’addome, (questo accade perchè a gonfiarsi sono la parte bassa dei polmoni) allora va tutto bene, la vostra respirazione diaframmatica è corretta. Ora si tratta solo di applicarla al canto!!

LA POSTURA NEL CANTO
La nostra posizione deve essere sicura e rilassata nello stesso tempo.
Teniamo quindi le gambe leggermente divaricate (affinchè il nostro equilibrio non sia precario) le ginocchia debbono essere leggermente flesse (per non mandare il bacino e tutto il corpo all’indietro) e mantenute elastiche. Del resto come è risaputo una base larga e stabile è il miglior inizio per qualsiasi cosa si vorrà fare al di sopra di quella base!!!! Cerchiamo di spostare il peso del corpo in avanti sbilanciandoci leggermente sulle punte, questo contribuirà a farci sentire un pò più rilassati. Se al contrario indirizziamo il nostro peso sui talloni sbilanciandoci leggermente all’indietro, dovreste avvertire una sensazione di rigidità che si estende anche alla zona delle spalle e del collo, per l’appunto quelle zone del corpo che invece dobbiamo mantenere rilassati.

La parte superiore del corpo va tenuta ben rilassata (tronco, spalle, collo) in questo modo anche la gola risulterà rilassata e la colonna d’aria proveniente dai polmoni farà vibrare solo le corde vocali senza alcuna influenza dovuta alle contrazioni muscolari. Immaginatevi di dover fornire al percorso dell’aria una strada armoniosa e fluida senza intoppi e restringimenti.

Da notare che questa postura deve risultarci estremamente rilassante, se ci sentiamo tesi evidentemente stiamo sbagliando qualcosa. Pensate che anche chi pratica lo sport del tiro di precisione con la pistola assume una posizione molto simile a questa che gli permette di prendere la mira comodamente, senza fretta e senza muovere le spalle.

E’ necessario soffermarsi anche sull’articolazione della bocca (detta anche maschera facciale). Articolare bene le vocali, aprendo bene la bocca e esasperando i movimenti, facilità anche l’uscita del suono dalla testa, soprattutto dei suoni più alti. Per cui più si cantano note alte più si dovrà badare che la nostra bocca sia ben aperta e con un espressione sorridente. Non sottovalutiamo l’importanza della posizione della bocca, infatti per noi la bocca è l’unica via d’uscita del suono dopo aver risuonato nel nostro corpo, sarebbe come sottovalutare i fori delle casse acustiche, frutto di accurate ricerche progettuali tendenti ad esaltare la resa acustica dei diffusori. Per cui, in questo caso, cerchiamo di essere buoni progettisti della nostra cassa acustica naturale: il nostro corpo e la nostra bocca.

ALCUNE PRECISAZIONI:

Questa precisazione forse potrà fare inorridire le persone più preparate, ma purtroppo tante persone fanno confusione tra questi termini, importantissimi per essere meglio compresi quando vogliamo far capire alcune caratteristiche della nostra voce.

VOLUME o intensità. Qui non ci dovrebbero essere dubbi. Il volume di una voce può essere forte oppure piano. Chiaramente con tutte le gradazioni del caso. Nel canto si può variare e mantenere l’intensità della voce con un delicato gioco di compensazioni tra tecnica vocale, forza fisica e indole personale. Ricordate però che è’ un errore concentrare gli sforzi sul potenziamento del volume attraverso il fiato, perchè può portare a un logoramento dell’organo vocale, in più, rischia di essere inefficace, quando non fastidioso. L’intensità del suono va utilizzata e dosata in funzione dell’espressività e non come valore in se. E tenete sempre presente che alto volume non significa alta qualità.

TONALITA’ a questo punto qualcuno potrebbe far confusione e confondere la tonalità con il timbro. Per tonalità s’intende l’altezza di una voce vedi riquadri in basso . Infatti una delle caratteristiche del suono e della voce è l’altezza, che viene determinata in base al numero delle vibrazioni delle corde vocali. L’orecchio umano è in grado di percepire suoni con un numero di vibrazioni comprese tra le 20 e le 20.000 al secondo. A minori vibrazioni corrisponde un suono più grave, mentre quanto più cresce la frequenza delle vibrazioni tanto più si otterranno note alte o acute. L’intero spettro della voce umana, maschile e femminile, è compreso tra le circa 90 vibrazioni dei bassi, cioè i cantanti che possiedono la voce più grave, e le 1.500 vibrazioni al secondo dei soprani, le voci più acute. Vari sono i movimenti che le corde vocali compiono per produrre un suono di un’altezza prefissata avvicinarsi, vibrare rimanendo in costante tensione e opporre al passaggio dell’aria la resistenza necessaria a mantenere la corretta intonazione. Esse inoltre si allungano e si ispessiscono in funzione della differente altezza che si vuol dare al suono. Per capire meglio il concetto potete osservare la tastiera del manico di una chitarra: più si sale d’intonazione più la porzione di corde che vibra diventa corta e rigida. Lo stesso accade per la voce: più si avventura su note alte, più la laringe si sposta verso l’alto, la gola è maggiormente sollecitata, lo spazio di diffusione delle frequenze e quello di vibrazione delle corde diminuiscono e il cantante ha maggior difficoltà a controllare l’intonazione della voce.

TIMBRO spesso definito anche pasta è una caratteristica della voce che non può essere cambiata se non in minima parte. Il timbro è diverso da individuo a individuo (pensate alle indagini della Polizia dove si risale all’identità di una persona solo dal timbro della voce) anche a parità di tonalità o altezza e di volume o intensità. Pensate al particolare timbro della voce di Stevie Wonder o di Freddy Mercury. Le parti anatomiche interessate al canto possono produrre diversi tipi di onde sonore. Per semplificare li dividiamo in 3 grandi gruppi, corrispondenti a 3 sonorità differenti. Il 1° tipo è simile all’onda sonora che puo’ produrre un diapason, lo strumento che viene usato per accordare gli strumenti. Molto lineare, è detto suono puro. Il 2°, pur essendo composto rimane regolare, si ripete graficamente in modo costante e si propaga nell’aria; viene percepito come un suono gradevole. Il 3° è un disordinato insieme di onde accavallate, molto irregolari, che da luogo a quello che normalmente viene chiamato rumore. La diversa combinazione di questi 3 tipi di suoni determina il timbro vocale di ciascuno di noi. Il timbro pur essendo personale e unico fin dalla nascita, può anche essere modificato, avendo però una notevole sicurezza nei propri mezzi tecnici. Insomma un bel timbro è un dono di natura, è opportuno però imparare a valorizzarlo e sfruttarlo al meglio.

Mario Fabiani

IL CANTO DI TRADIZIONE ORALE IN ITALIA

Posted by adminfiofa On marzo - 22 - 2011 ADD COMMENTS

20-21-22 maggio 2011
IL CANTO DI TRADIZIONE ORALE IN ITALIA
Seminario teorico-pratico tenuto da FRANCESCA BRESCHI
…Viviamo il paradosso di pensare di dover attraversare chissà quale oceano per ascoltare “modi” musicali diversi, anomali, costruiti su scale non temperate, timbri e colori vocali inusuali, ma in realtà il nostro Paese è abitato da mondi sonori che possiedono tutte queste caratteristiche… così come si è capita l’importanza dei dialetti e delle lingue di origine, di quel mondo sonoro è giusto conoscerne un po’ più profondamente codici, linguaggio e canoni estetici, forse per capire un po’ di più anche noi stessi, le nostre origini e la nostra identità culturale che altrimenti rimarrebbe orfana di una parte importante.
In questo seminario si cerca di dare la possibilità a tutti i partecipanti di avvicinarsi a questo vastissimo repertorio, sia attraverso la pratica del canto d’insieme e solistico che attraverso l’utilizzo di trascrizioni di brani originali di cui verrà anche proposto un ascolto accurato.
Il repertorio che sarà affrontato spazia da nord a sud lungo tutta la nostra penisola con grandi esempi provenienti dalle isole, comprendendo anche alcuni brani della vicina Corsica, con un occhio di riguardo agli antichi repertori della Toscana, ancora così poco studiati in profondità.
Questo seminario è aperto a tutti.
La partecipazione alla giornata di VENERDI’ 20 MAGGIO è GRATUITA

C.A.M.
via Leto Casini 11 c/o Exfila – Firenze
[dietro il centro commerciale del Gignoro – ex via Marangoni]
info:
tel. CAM 055/676064 – tutti i giorni dalle 15.00 alle 19.00
info@camfirenze.net
www.camfirenze.net

FRANCESCA BRESCHI

In attività dal 1978 (studi privati di pianoforte dal 1968 al ’78. Studia, e continua ancora a perfezionarsi nel canto, col M° Pezzetti di Perugia). Componente dal 1990 del Quartetto Vocale di Giovanna Marini della quale dal 1995 è anche assistente musicale e direttrice dei cori per le musiche di scena composte fino ad oggi dalla stessa.
Musicista di formazione classica , cantante, attrice, compositrice e didatta è da sempre legata al teatro (socia della Coop. Pupi & Fresedde dal 1981 al 1986) e a mondi paralleli come la video-arte, le arti plastiche , la poesia, la canzone d’autore. la musica elettronica, la musica medievale e antica, collaborando dal 1978 con numerosi artisti tra i quali spiccano Nicola Piovani; Elio De Capitani (regista e attore del Teatro dell’Elfo di Milano); Antoni Muntadas, Raúl Rodriguez e José Antonio Hergueta (video-artisti); Francesco de Gregori, Serena Nono (pittrice), Giancarlo Cobelli (regista); Patrice Kerbrat; Giulio Bosetti, Hans Günther Heyme, Franz Marijnen (registi teatrali); David Riondino, Emilio Isgrò (autore di arti visive e drammaturgo) , l’Ensemble Micrologus, Ensemble Lucidarium (musica medievale), Mario Brunello e Marco Paolini.
Tra i vari spettacoli, da ricordare “I Tigi – Canto per Ustica” di Marco Paolini; le “Albe” del Festival “I Suoni delle Dolomiti”, sempre con Marco Paolini e Mario Brunello, insieme a Giovanni Sollima e Paolo Fresu; tutte le cantate col Quartetto Vocale di Giovanna Marini dal 1990 ad oggi; partecipazioni alla tournée “Il Fischio del Vapore” con Francesco De Gregori. e varie produzioni del Teatro dell’Elfo di Milano.
Negli ultimi anni, pur continuando l’attività all’interno del Quartetto Vocale di Giovanna Marini, si dedica ai propri progetti: “Combat/ Il Combattimento di Tancredi e Clorinda” (progetto speciale per Stazione Leopolda/Fabbrica Europa 2004);
“Nomadía: tra monti d’oriente e occidente”, per voce, violino e violoncello, progetto per il Festival “I Suoni delle Dolomiti”; “Anghelos, Cap. I, L’Angelo senza Fortuna”, per voce ed elettronica, produzione del Festival Internazionale MilanoOltre presso il Teatro dell’Elfo di Milano, “Cundu Luna Vini” nuova produzione con I Violini di Santa Vittoria e con Riccardo Tesi come ospite;
“ Intrecci”, con l’Archaea Strings Ensemble, progetto per voce e quintetto d’archi su repertori tradizionali e di nuova scrittura; “Il Canto delle Donne. Viaggio nella parola musicale femminile dal Medioevo a Patty Smith”, creato insieme ad Andrea Felli.
Sta preparando un concerto su brani della tradizione orale italiana, con Andrea Felli, dal titolo “Il Canto Segreto degli Alberi”. Svolge un’ intensa attività didattica in Italia e all’estero sia di tecnica vocale che sui repertori di canto di tradizione orale italiana.
Dal 1995 collabora assiduamente con il Teatro dell’Elfo di Milano (oggi Teatro Elfo/Puccini) sia in scena che per la didattica dove dal 2009 vi è stato attivato, oltre a un corso base di canto aperto a tutti, una sezione per la didattica vocale dedicata ai Professionisti dello Spettacolo.

www.myspace.com/francescabreschi

L’ANALOGICO E IL DIGITALE, ecco cosa succede durante la digitalizzazione di un segnale audio

Posted by adminfiofa On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Gli impulsi elettrici, la luce ed i suoni arrivano a noi sotto forma di onde la cui rappresentazione grafica varia al continuo variare di parametri, (come la lunghezza dell’onda stessa), sensibili al mezzo attraverso il quale le stesse si propagano; si veda per esempio l’influenza che può avere l’atmosfera più o meno rarefatta e la sua temperatura in relazione all’onda sonora che la può attraversare.
Schematicamente, il procedimento della digitalizzazione avviene con la scomposizione di suddette onde nelle fasi dello spezzettamento e del campionamento.
 Si supponga ora di dover digitalizzare un suono costituito da una singola onda di tipo sinusoidale.
L’onda, e nell’ipotesi in oggetto quella sonora, è caratterizzata da una velocità e da certa durata che sono rappresentate dalla sua lunghezza sull’asse delle X nell’unità di misura degli Hertz.
Lo spezzettamento che avviene in questa direzione è basato sulla frequenza di misurazione che è generalmente di 44.100 Khz adatta a ricostruire la posizione nel tempo di tutte le onde udibili dall’orecchio umano il quale, è sensibile ad un “range” di frequenze comprese tra i 20 Hz e i 20 Khz.
 Per determinare l’ampiezza del segnale l’onda viene misurata con la sua divisione sull’asse delle Y nell’unità dei Bits, si consideri che con una scansione operata a 16 bit si ottengono all’incirca 65.000 divisioni dell’onda. (fig. sotto)

digital sinjpg.jpg

Come per la frequenza è utile precisare che maggiore è il numero delle divisioni maggiore sarà la precisione della ricostruzione.
Dallo spezzettamento, risultante, è una serie di punti, (nella figura sopra a,b,c…), ai quali viene attribuito un valore che viene successivamente impiegato per la ricostruzione approssimata, per mezzo di un algoritmo, dei segmenti a-b, b-c, c-d, d-e etc.
Nella fase successiva del campionamento viene eseguita la misurazione dell’area dei minuscoli trapezi ottenuti per mezzo di un calcolo integrale, questo non prescinde tuttavia da una inevitabile approssimazione che comporta la generazione di un errore alla base di una imprecisione del campionamento stesso.
 La conversione in altri termini da segnale tempo-continuo, ampiezza-continua ad un flusso di dati binari ad n° bit introduce un errore intrinseco irreversibile che viene detto quantizzazione (µ).
Si consideri che il contenuto digitalizzato per essere riprodotto nuovamente avrà bisogno di una nuova ulteriore conversione.
 La necessaria ricomposizione dell’onda perciò, aggiungerà inevitabilmente altre imprecisioni a quelle precedentemente generate che potranno essere si limitate, ma non eliminate.
Si rappresentano ora graficamente le differenze tra il segnale analogico naturale nel riquadro a sinistra e lo stesso segnale digitalizzato nel riquadro a destra.

segnDig.jpg

Tirando le somme è necessario fare una cosiderazione:

La vedete nell’immagine qui sopra qual’è il risultato di un suono qualsiasi dopo la conversione digitale? Cioè dal microfono al registratore digitale di qualsiasi studio di registrazione?

Bene, è una “approssimazione” una rappresentazione “parziale” del suono originario,  una risoluzione approssimativa e fredda che riduce i dati, il calore, l’essenza stessa della musica registrata.

Ecco perchè i “vecchi vinili” suonavano meglio, con i graffi, il fruscio e tutto il resto, ma il calore del suono originario non veniva “semplificato” e  ridotto ad un “Bignami” musicale.

Ormai il presente è questo, e non possiamo comunque gettarlo via, la velocità di editing, la portabilità su  un lettore mp3 e l’ascolto anche sul telefonino, la possibilità di  spedire  un brano musicale  anche  per  mail…  insomma ci  sono  anche  i  lati positivi,  ma  “LA QUALITA’ ” è sparita in cambio della “PRATICITA’”.

A questo punto non rimane altro che puntare tutto sulla musica LIVE, dove non ci  sono trucchi e inganni, e  i  limiti sono  solo  artistici. Se si vuole godere di vere dinamiche muscali, è meglio ascoltare un concerto…

E  forse  è  meglio così, perchè se è solo davanti ad un palco che è possibile apprezzare ogni nota e ogni decibel sonoro… è anche vero che  solo “sopra” un palco un artista può essere  considerato tale.

Mario Fabiani

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